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12.09.2014 Focus on

Buoni pasto aziendali: aumentarne il valore per contrastare la crisi

Ogni euro in più di deducibilità fiscale del buono pasto porta a un aumento del Pil dello 0,1% e a un incremento di valore aggiunto fino a 1,35 miliardi di euro.

Rilanciare i consumi degli italiani anche in tempi di crisi è possibile. Aumentare il valore di deducibilità fiscale del buono pasto, infatti,  avrebbe ripercussioni positive immediate sul Prodotto interno lordo, sul valore aggiunto e sul gettito fiscale. Ogni euro aggiuntivo di deducibilità fiscale del buono pasto genera da solo un aumento dello 0,1% di Pil e un incremento di valore aggiunto da 0,75 a 1,35 miliardi di euro, mentre il gettito aggiuntivo netto di entrate fiscali può arrivare fino a 330 milioni di euro.



Questo il dato principale del convegno “Aumentare i buoni pasto per aumentare i consumi” organizzato a Montecitorio da Anseb, Fipe, Confcommercio, Cittadinanzattiva, Adiconsum, Adoc, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Cgil, Cisl e Uil. Andrea Keller, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Edenred Italia ha evidenziato l’importanza dell’evento sottolineandone “l’accordo comune di tutti gli attori del settore, dai datori di lavoro, ai sindacati, alle aziende emettitrici, fino al Parlamento e al Governo, nel voler aumentare il plafond dei buoni pasto e la loro tracciabilità, per rilanciare i consumi degli italiani sempre in sede alla legge di stabilità.

L’incontro ha dimostrato, numeri alla mano, a quanto ammonta l’impatto economico sia a livello micro, sia macro, semplicemente elevando l’importo esentasse del buono pasto fissato nel 1998 a 5,29 euro e da allora rimasto immutato.
Inoltre, gli effetti positivi sul sistema economico potrebbero essere amplificati se il sistema del buono pasto venisse applicato a tutti i lavoratori aventi potenzialmente diritto. Infatti, i buoni pasto sono distribuiti attualmente solo a due milioni e mezzo di lavoratori (1,6 ml nel settore privato e 900 mila nel settore pubblico). Di conseguenza anche il giro d’affari annuale diretto che si attesta attualmente a 2,7 miliardi potrebbe aumentare in maniera considerevole, creando un effetto traino per l’intera economia.