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22.02.2016 Focus on

A metà tra star e pin up: il sottile fascino della start up!

Attirano i talenti senza garantire certezze, affascinano i profili outstanding a dispetto del fattore rischio: come le start up stanno conquistando le eccellenze e l’eccellenza.

E’ sotto gli occhi di tutti: le start up con  personalità hanno ormai imparato a conquistare e trattenere le risorse più talentuose e sembrano avere qualcosa da insegnare anche ai brand di competitor più rassicuranti e consolidati.Hanno iniziato le californiane mettendo a disposizione dei team dalle lezioni di yoga agli ambienti di lavoro multidevice, dagli spazi dedicati ai puppies (cani o gatti), al calcio balilla, in perfetto stile sitcom, ma oggi anche in Europa e in Italia, con un approccio più pragmatico, si è dimostrato quanto sia cruciale garantire alle risorse vantaggi e benefit  legati allo stile di vita.

Lo hanno rivelato alcuni ricercatori tedeschi, indagando le motivazioni non economiche che spingono a scegliere di lavorare in una start up, interrogando un gruppo di 297 neolaureati statunitensi su sei diversi parametri di scelta:
  1. Posizione geografica dell’azienda
  2. Livello di innovazione percepito
  3. Prima impressione
  4. Background del imprenditore che l’ha fondata
  5. Reputazione
  6. Benefit legati alla qualità della vita professionale e lavorativa ed all’equilibrio tra le due dimensioni 
E’ emerso che è meno importante il curriculum del fondatore, la reputazione e l’innovazione percepita di quanto non lo sia la gamma di benefit messi a disposizione del lavoratore: che si tratti della frutta fresca distribuita quotidianamente ai colleghi  piuttosto che di soluzioni di work-life balance e smart working.

NON-SOLO-GOOGLE

Di casi di employer branding di successo ad opera di start up ne troviamo anche a casa nostra; pensiamo all’italiana DriveK, media company specializzata nella lead generation e nei servizi legati alla vendita di autovetture, che ha dotato la propria sede di area lounge, di aula magna per la formazione e il team building e che è anche seriamente impegnata sul fronte della valorizzazione della diversity, grazie a un team multiculturale che alimenta il confronto virtuoso e la creatività.

Un secondo esempio interessante ci viene dato da NTV, player nazionale nel trasporto ferroviario medio-lungo raggio che ha realizzato un innovativo progetto di welfare aziendale a cui i dipendenti accedono attraverso un portale dedicato e dove possono selezionare benefit su misura. Un po’ come la piattaforma FlexBenefit® che consente ai dipendenti di ritagliarsi un paniere di servizi dedicato.

Anche Flixbus, l'azienda tedesca operante nel settore dei trasporti in pullman sbarcata recentemente in Italia, fornisce ai neo-assunti un decalogo di accoglienza che prevede, tra l’altro: periodici eventi di team building (rafting, sci, partite di calcio), e di coesione (serate in birreria o cene di svago), buoni pasto, orario di lavoro personalizzato e d altri benefit legati alla dimensione del benessere professionale e privato.

E’ indubbio: le start up si rivolgono al mercato (anche a quello del lavoro) con un atteggiamento nuovo, sia in termini di contenuti che di stile e, integrando la valorizzazione delle risorse con le nuove tecnologie, gli aspetti etici del business ,la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione riescono a far breccia nei cuori dei talenti.

L'economia nell'era della generazione Y restituisce il primato del valore professionale al “fattore umano”, alle qualità individuali, in una parola : al talento. Ma sul talento bisogna investire, deve essere coltivato, motivato e formato perché, come recita un recente articolo di Repubblica : “ogni risorsa umana è un capitale da valorizzare, se no, si deprezza”  e le start up questo concetto sembrano averlo recepito molto bene.
 
 
“Small, but Attractive: The Effect of Employer Branding and Legitimacy on Startup Attractiveness,” by Kilian J. Moser, Andranik Tumasjan, and Isabell M. Welpe

SC