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16.02.2016 La parola all'esperto

Il futuro è mobile … qual piuma al vento.

Il 2016 sarà veramente l’anno del mobile? Scopriamo se siamo pronti  per il prossimo balzo tecnologico con l’aiuto del modello TAM (Technology Acceptance Model).

Gli esperti hanno dichiarato il 2016 anno del mobile (in particolare dei pagamenti mobile) e, secondo l’eminente rivista Forbes, ci sono quattro indicatori chiave che confermano questa tendenza:
  1. Apple, Google e Samsung continuano a creare aspettative golose sul futuro di questo mondo, sfornando ogni sorta di applicazione dedicata al pagamento che sia in grado di eliminare borsellino, scontrini e ricevute: da Apple Pay, oggi in procinto di sbarcare in Cina, ad Android Pay che permette di pagare con un tocco leggiadro delle dita sul display, fino google wallet che sostituisce la carta di credito con lo Smartphone. 
  2. Il crescente fenomeno di  instore promotions ovvero sconti, voucher, promo, offerti al consumatore all’interno del mobile wallet per fidelizzarlo, coinvolgerlo e coccolarlo raccoglie sempre più proseliti non solo presso negozi ma anche ristoranti e bar. Finiremo col rientrare dalla pausa pranzo a bordo di una bicicletta con cambio Shimano! 
  3. La progressiva adozione da parte di commercianti, ristoranti ed esercizi pubblici della tecnologia NFC (Near Field Communication) incrementa, giorno dopo giorno, le forme di pagamento “mordi e fuggi”, meglio conosciute come contactless. 
  4. La garanzia di tutela dei dati del consumatore continua ad aumentare, assicurata da sistemi di sicurezza sofisticati e quasi inattaccabili, conquistando, fatalmente, la fiducia dell’utente.

I segnali  del boom sono forti ma, secondo qualcuno, la variabile umana è pronta a metterci lo zampino per scompigliare ogni ragionevole previsione. Un sociologo dell’Università di Urbino, Manolo Farci, ci ricorda che - nel delineare scenari di mercato futuri - non dobbiamo dimenticare che l’ultima parola spetta sempre al consumatore.

Cosa lo spinge( e ci spinge) veramente a integrare  una nuova routine tecnologica nella nostra vita di tutti i giorni?

La risposta a questo interrogativo arriva da oltreoceano, dove verso la seconda metà degli anni Ottanta Fred D. Davis per conto dell’IBM Canada formulò  il TAM (Technology Acceptance Model), un modello di  analisi in grado di individuare le ragioni  che spingono le persone ad accettare di buon grado l’ultima(magari inutile) APP di grido, piuttosto che lo Smartphone supersottile o ancora il device indossabile .
 
 
Da user friendly a “poltrone”?
Secondo Wikipedia: “Il TAM parte dal presupposto che l’intenzione di un individuo, per esempio, di utilizzare un sistema informatico dipenda da due variabili ...L’utilità percepita (perceived usefulness) consiste nella convinzione che un sistema informatico sia in grado di migliorare le proprie prestazioni lavorative, mentre la facilità d’uso percepita (perceived ease of use) è la fiducia nel fatto che l’utilizzo del sistema informatico sarà privo di sforzo, in particolare più un sistema informatico è percepito come facile da usare, più sarà avvertito come utile nel contesto lavorativo”.  
Che piacessero le APP user friendly lo sapevamo, ma il TAM sembra suggerire  che la facilità d’uso percepita superi addirittura il fattore utilità . Questa interpretazione riporta in auge il vecchio principio del “massimo risultato con il minimo sforzo”  facendoci sentire molto meno mobile e molto più poltroni.

Mobile ergo sum
Il modello TAM rivela anche che, quando scelgo di abbracciare una nuova tecnologia, sono condizionato da ciò che fanno le persone che considero importanti  o cool; spesso non mi importa veramente quanto sia utile un APP o conveniente uno Smartphone, lo scelgo semplicemente perché credo migliori o consolidi la mia reputazione all’interno del mio gruppo di riferimento. E’ un concetto che va oltre quello di  status symbol perché coinvolge, a cascata, la nostra sensibilità e il modo con cui ci rapportiamo agli oggetti, all'ambiente e, soprattutto, alle persone. 
 
Se dunque il mobile, in tutte le sue forme, sembra essere il nostro (inesorabile) futuro di riferimento,  ancora una volta la variabile umana resta l’unica a garantire che nella moltitudine di APP, device, store e canali che pioveranno sul consumatore, solo alcune avranno successo. 

Solo chi sarà capace di  intercettare i bisogni invisibili e i valori nascosti dietro a scelte apparentemente banali potrà abbracciare con successo questo trend rivoluzionario perché il futuro è mobile ma l’uomo (e la donna) lo sono di più...Giuseppe Verdi docet.
 

 
SC