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28.04.2016 Focus on

Come va la vita? Si sta meglio dove si lavora meno .. e lo aveva già anticipato Thomas Moore nel lontano 1516.

Le società perfette descritte nell’Utopia di Thomas Moore e nella Città del sole di Campanella si basano su un’uniforme distribuzione del lavoro tra i membri, affinché ciascuno ne “sopporti” il minimo indispensabile. Oggi il Better Life Index conferma questa teoria.

L’Italia non è nella top ten dei 10 paesi dell’OCSE dove si vive meglio e  non  ci sorprende nemmeno trovare la  Danimarca al primo posto, seguita da Spagna, Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia, Germania, siamo forse un po’ incuriositi dalla Federazione Russa, in terz’ultima posizione  e  da  Irlanda e Lussemburgo ultime ma comunque parte integrante del virtuoso ranking.

La “classifica” non è basata solo su sterili statistiche e report demografico-economici bensì analizza il “grado di benessere” delle persone attraverso 11 parametri ritenuti essenziali: Abitazione, Reddito, Occupazione, Relazioni sociali, Istruzione, Ambiente, Impegno civile, Salute, Soddisfazione, Sicurezza e Equilibrio lavoro-vita privata e rivela, anzi conferma, una verità già colta da alcuni antenati illuminati: lavorare non vuol dire necessariamente affaticarsi e soffrire. Se l’esperienza del lavoro fa star male, è perché le condizioni oggettive in cui si opera non sono favorevoli.

Infatti in media, il 13% dei dipendenti nei paesi dell’OCSE totalizzano molto più di 50 ore alla settimana di lavoro, rispetto ad appena il 2% dei lavoratori danesi e sono oltretutto sostenuti delle politiche del governo a favore della famiglia: un’altra determinante che proietta la Danimarca in cima alla lista. Vediamo cosa succede sulle posizioni più basse della HIT.

Se in Spagna, il lavoratore medio ha 16,1 ore di tempo libero al giorno, superiore alla media OCSE di 15 ore, nei Paesi Bassi meno dello 0,5% dei dipendenti lavora un numero di ore paragonabile, ad esempio, a quello di un impiegato italiano. Le peggiori performance in termini di benessere si registrano invece in Turchia, Spagna ed Italia . Altri paesi che si collocano nella parte bassa della classifica sono: Cile, Israele, la Repubblica di Corea e Giappone, in quest’ultimo caso, il rapporto mette addirittura  in correlazione  l’entità del tempo trascorso tra lavoro e pendolarismo in Giappone con il  basso tasso di fertilità del paese: 1,41 figli per coppia, un problema condiviso anche da parte della Corea.

In Italia le novità in termini di welfare previste dalla Legge di Stabilità ci fanno ben sperare su un futuro più “a misura di” benessere, di famiglia (di qualsiasi tipo essa sia) e di vita, che ci consentirà di poter continuare a canticchiare il vecchio successo di Celentano “Chi non lavora non fa l’amore” senza dover togliere il primo “non” dal titolo.



SC