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09.02.2016 Focus on

Il voucher per il nonno, il nipotino e la tata: un buono acquisto a misura di famiglia...di qualsiasi tipo essa sia.

E’ in arrivo il buono acquisto family friendly che le aziende potranno erogare ai dipendenti per supportarli nelle spese domestiche e di cura. In Inghilterra ne esiste una versione dedicata all’infanzia già dal 2005, mentre in Italia l’utilizzo riguarderà anche le spese domestiche e di assistenza agli anziani.

Abbiamo imparato a conoscere il CESU, esemplare modello di efficienza nell’ambito del welfare aziendale francese, un buono acquisto destinato dalle aziende ai lavoratori e capace di generare, sin dal suo esordio, effetti sorprendenti:  un’ ondata di nuovi consumi nel terziario sociale, più di 100 mila nuove Partite Iva e un punto di PIL aggiuntivo all’anno. Oggi conosciamo da vicino un secondo esempio virtuoso che ci giunge dal Regno Unito.
 

 
Si chiamano childcare voucher e sono buoni acquisto forniti dalle aziende britanniche ai propri dipendenti per sostenere le spese legate alla custodia dei bambini, ai centri gioco, agli asili ma anche ai programmi di vacanze per ragazzi. Vengono emessi da società private specializzate nell’erogazione di voucher in formato cartaceo, digitale o elettronico. Vengono infine spesi presso fornitori accreditati dalle autorità locali in grado di garantire servizi e prestazioni di qualità ed equità economica.
 
I childcare voucher sono un potente strumento di motivazione, fidelizzazione e valorizzazione dei talenti, in grado di aumentare la produttività e il benessere personale e lavorativo. Da un lato le aziende sono incentivate a riconoscere questo benefit ai lavoratori anche grazie al favor fiscale previsto dalla legge, dall’altro i dipendenti beneficiano a loro volta dell’esenzione fiscale e contributiva che è consentita sino a 55 sterline al giorno e 243 sterline al mese ogni singolo lavoratore.
Non essendo soggette a tassazione, queste somme costituiscono un incremento concreto del reddito dei lavoratori dipendenti, che risparmiano così sulle spese di assistenza all’infanzia sino a 962 sterline l’anno in caso di basso reddito, e sino a 1.195 sterline l’anno in caso di reddito elevato.
 
Il gradimento del servizio da parte degli utilizzatori è molto alto, secondo una recente ricerca della Social Market Foundation infatti,  il 17% degli intervistati ha dichiarato che, in assenza del supporto economico fornito dai childcare voucher, avrebbe dovuto lasciare il lavoro mentre il 38% si sarebbe trovato costretto a richiedere formule di lavoro part time o di worksharing.
 
Come indicato nella ricerca: I Childcare Vouchers nel Regno Unito e il welfare aziendale in Italia a cura di Italia Lavoro: “I beneficiari dei childcare vouchers nel Regno Unito sono aumentati da 156 mila del 2006 a 464 mila del 2011, con un incremento del 197,6% pari a 308 mila unità. Le aziende che li hanno utilizzati sono aumentate da 12 mila del 2006 a 40 mila del 2011, con un incremento del 229,9% pari a 28 mila unità”.

Ancora una volta sono i numeri ad attestare la bontà di una soluzione che, nella sua versione italiana, avrà un ancor più ampio ambito di utilizzo e fornirà un sostegno concreto alle famiglie per l’accudimento sì dei figli, ma anche dei (preziosi) nonni, nonché per le spese domestiche, sostenendo così l’occupazione delle donne (e non solo) e la loro partecipazione al mercato del lavoro. Non resta che attendere l'approvazione dei decreti attuativi che renderanno operativa la Legge di Stabilità 2016, in seno alla quale è custodito questo prezioso e rivoluzionario strumento.



SC