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13.04.2016 Focus on

La soglia della felicità è a quota 75mila dollari, lo dicono gli studi su povertà e welfare del Nobel per l’economia 2015.

In Italia corrisponderebbe a un’entrata annua di 66mila euro, pari a 10 anni di stipendio minimo, ma quanti oggi riescono a raggiungere questo reddito? Fortunatamente il nuovo welfare ragiona in termini di total reward e ribalta la prospettiva.

Angus Deaton, classe 1945, è un economista scozzese che insegna a Princeton. Il 12 ottobre 2015 è stato insignito del Nobel per l’Economia per i suoi studi su consumi, povertà e welfare che hanno rivoluzionato i parametri di analisi delle abitudini di consumo. Più che per il prestigioso riconoscimento, Deaton è noto per due tesi controverse:  il paradosso di Deaton, secondo il quale le disuguaglianze sarebbero necessarie alla crescita ed allo sviluppo e il concetto di “soglia della felicità” che stabilisce a 75mila dollari il tetto massimo oltre al quale diminuirebbero i desideri da appagare.

Uomo vs Moneta?
In tempi di riforma del welfare aziendale, in Italia, gli spunti forniti da Deaton - per quanto possano essere fruibili dai non addetti ai lavori (non siamo economisti) - fanno indirettamente luce su come il nuovo welfare vada invece oltre le logiche meramente retributive per approdare ad un concetto più ampio di total reward, con la consapevolezza che beni e servizi di welfare possono generare benessere in modo trasversale ai dipendenti

Il nuovo corporate welfare, così come concepito dalla Legge di Stabilità, si sostanzia infatti in tutte quelle azioni in grado di migliorare la qualità della vita dei dipendenti e delle loro famiglie, che indirettamente influiscono in modo positivo anche su produttività e performance aziendale. Si tratta di un ventaglio di servizi molto ampio: dalle misure in ambito di sanità integrativa e previdenza complementare alla conciliazione vita-lavoro; dall’acquisto di beni e servizi dedicati, alla mobilità sostenibile; dallo sviluppo di percorsi formativi, servizi di educazione ed istruzione, borse di studio, alla frequenza di centri estivi e ludoteche.

Il welfare post-decreto consente di fatto ai lavoratori di godere di prestazioni dal valore superiore ad un premio monetario in busta paga, in quanto totalmente esenti da oneri previdenziali e fiscali ed alle aziende di aumentare la competitività, attraverso la motivazione che incentiva, a sua volta, la produttività (studi recenti sul tema attestano questa correlazione).

La ricerca della “felicità”
Secondo  un’indagine Edenred – Ipsos del 2015 su welfare e benessere, è addirittura possibile stilare il decalogo dei 10 benefit che renderebbero “felici” i dipendenti: investimento in formazione, salute e prevenzione, piani di welfare personalizzati, buoni pasto, gestione dello stress, aiuto per i trasporti, sostegno per i consumi energetici, asilo nido, assistenza a parenti non autosufficienti e, infine, sostegno ad attività sportive e culturali.

Stiamo parlando di azioni molto concrete, misurabili e riconducibili ad concetto di benessere, armonia ed equilibrio tangibile, piuttosto che a un’idea astratta di felicità la cui definizione spetta solo ed esclusivamente al singolo. E’ in questa direzione che il nostro paese si sta muovendo e il futuro dimostrerà se questo paradigma, tutto italiano, sarà in grado di rivoluzionare le inesorabili logiche dell’economia mondiale.
 
SC